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Inceneritore Autostrada NO CIE Cambi B. Antifa Sentenza 28-01-08
Valibona Lanciotto Ballerini GenovaG8 Piazza Navona Castello

Dossier sui fatti di Castello - Siete tutti di banda

Bye bye Frankie

il bello il brutto il cattivo

Che La Nazione non se la passi bene è sotto gli occhi di tutti. Da sempre attenta a prendersela con l'albanese o il rumeno di turno, da un pò di tempo a questa parte sembra che strizzi l'occhio anche a Casa Pound e a La Fenice. Non che compaiano degli articoli elogiativi di questi movimenti politici di estrema destra sul giornalone fiorentino, ma ogni volta l'occasione è buona per sferrare qualche colpo basso a quegli estremisti dei centri sociali. Il giochino è sempre lo stesso. Casa Pound organizza un'iniziativa pubblica, magari distribuendo gratuitamente il pane alla popolazione per sensibilizzare l'opinione pubblica contro l'aumento del costo della vita. Gli antifascisti fiorentini intervengono smascherando l'obiettivo strumentale dell'organizzazione fascista e raccogliendo il consenso delle persone presenti. Fin qui tutto bene.
Poi interviene La Nazione, dipingendo Casa Pound come una normalissima organizzazione vittima delle aggressioni dei giovani dei centri sociali. Eppure si tratta di una formazione politica nostalgica del fascismo e per alcuni versi anche del nazismo. Possibile che in tutti i servizi dedicati a Casa Pound, che in ogni comunicato stampa pubblicato quasi integralmente da La Nazione, non sia venuto in mente ad un giornalista, a un capo-redattore, o anche al direttore, di approfondire la vicenda? Neanche dopo i fatti di Piazza Navona?

Ora abbiamo scoperto il motivo. Il direttore de La Nazione è totalmente preso dalla vicenda di Castello. Nel senso che difronte ad una speculazione edilizia gigantesca e alla cementificazione selvaggia di un'area vastissima, Carrassi che fa? Si sente ripetutamente al telefono con Rapisarda, l'ambasciatore fiorentino di Ligresti (il capo di Fondiaria), per concordare gli articoli di giornale che Carrassi deve far uscire su La Nazione, la casa ammobiliata che quest'ultimo sta cercando a un prezzo irrisorio e le sue vacanze a costo zero. Nelle intercettazioni che sono alla base del terremoto politico - giudiziario provocato dall'inchiesta della magistratura sull'area di Castello, infatti, si parla di una vacanza da parte di Carrassi a Villasimus, in Sardegna, in un villaggio di proprietà di Fondiaria. Il tutto, ovviamente, a spese di Fondiaria. "Vai tranquillo Frankie" dice Rapisarda a Carrassi.
Nelle intercettazioni si parla anche delle aspirazioni di Carrassi ad assumere un incarico nel gruppo Fondiaria come responsabile delle relazioni esterne. "Ne ho parlato all'ingegnere (Ligresti) - dice Rapisarda a Carrassi - ci sta riflettendo." E Carrassi: "Ma come mai ci pensa così tanto?"
Mica scemo Carrassi, di giornali se ne vende sempre meno e La Nazione cambia direttori con la stessa frequenza con la quale una presona normale si cambia le calze.
In cambio Carrassi mette il giornale al servizio degli amici, offrendosi come mediatore tra il gruppo Ligresti, la Provincia e la Regione.
Bravo Frankie, è così che si fa il direttore di un giornale: massacrando i rom e gli albanesi attraverso quei bei titoloni, riportando fedelmente i comunicati stampa di Casa Pound e de La Fenice senza chiedersi chi cazzo sono e mostrandosi particolarmente sensibile nei confronti del potere economico. E' sempre la stessa storia: prepotente con i più deboli e zerbino con i potenti.

L'operazione Castello

matteo beker e graziano ponciarello

Ma esattamente a che cosa fa riferimento la vicenda di Castello?
Castello è un'area di 168 ettari a Nord di Firenze che si estende tra l'aereoporto Amerigo Vespucci, la ferrovia e l'autostrada del Sole. Si tratta di un'area di pregio paesaggistico e ambientale dai delicati e instabili equilibri, posta a ridosso delle grandi ville medicee e del futuro Parco della Collina, che alcune voci interessate sono solite presentare come in abbandono e in degrado, e quindi meritevole di essere "recuperata", "riqualificata" e "valorizzata" a colpi di cemento, anzichè essere organizzata in un grande polmone verde a servizio del'area metropolitana.
L'area di Castello è di proprietà di Fondiaria, la storica compagnia fiorentina di assicurazioni conquistata nel 2002 dalla Sai di Ligresti.
L'ultima convenzione tra il Comune di Firenze e Fondiaria per definire il piano urbanistico viene firmata nell'aprile del 2005. Con questo atto la proprieta cede gratuitamente al Comune 101 ettari (di cui 80 per un parco pubblico), avviando la fase realizzativa di un intervento urbanistico del quale a Firenze si parla dal 1983, quando il progetto insisteva su un'area più grande, quella di Fiat-Fondiaria.
Nel 1989 fu una famosa telefonata di Achille Occhetto, allora segretario del Pci, a bloccare il via libera che la giunta guidata da Massimo Bogianckino si apprestava a dare al progetto. La motivazione? Un partito ancora per poco tempo comunista non poteva avallare una speculazione edilizia di quelle dimensioni.
Il tutto per un volume di cemento pari a un milione e quattrocentomila metri cubi, un investimento di un miliardo di euro e dei profitti stimati attorno al 25%.

Uno dei tantissimi problemi che si prospettano è l'appesantimento del traffico, nei confronti del quale le autorità locali pensano di affidarsi a dei provvedimenti che non potranno non rivelarsi come degli autentici palliativi: la costruzione della futuribile linea tranviaria n. 2 e la realizzazione di una nuova strada di accesso tra la Mezzana Perfetti Ricasoli e il Viale XI Agosto.
Ma la questione fondamentale è che tutto l'intervento urbanistico viene concepito non per soddisfare una pressante domanda di nuove abitazioni (visti i prezzi attuali del mercato e il "calo consistente delle richieste" lamentato dal Presidente dell'impresa Baldassini & Tognozzi Riccardo Fusi) ma per premiare la capacità edificatoria di Fondiaria. E allora, vista la plausibile risposta negativa del mercato, Ligresti e le autorità locali pensano di trasferire nell'area di Castello la sede della Provincia, quella della Regione e un nuovo polo scolastico. In questo modo i dipendenti pubblici e gli studenti potranno alimentare quella domanda di beni e servizi che fino a quel momento risultava essere totalmente inesistente. Dopo il decentramento di una buona fetta dell'Università, del Tribunale e della scuola dei carabinieri, si assiste così ad un ulteriore impoverimento del centro storico e al perseguimento di un obiettivo preciso: togliere di mezzo tutte quelle situazioni che sono di intralcio ad un turismo "mordi e fuggi" basato sulla valorizzazione dei centri commerciali e su un consumismo frenetico.

La vicenda dello stadio e il sindaco Leonardo-il-furioso

Il 19 settembre scorso Andrea e Diego Della Valle presentano in una sala affrescata del Four Seasons, alla presenza di molti politici e amministratori fiorentini, il bozzetto del nuovo stadio disegnato da Massimiliano Fuksas. Un'offerta da "prendere o lasciare", spiega Della Valle, facendo capire alla sua platea quanto sia importante per Firenze cogliere al volo un'occasione di sviluppo. In realtà il progetto dei Della Valle prevede, oltre allo stadio, negozi, alberghi, una disneyland del calcio e vari impianti sportivi.
Ma qual'è l'unico posto a Firenze non ancora cementificato che può ospitare "la cittadella dello sport"? Ma certamente Castello. E infatti, come si apprende da un'intercettazione, il sindaco Domenici assiste all'iniziativa dei fratelli Della Valle e subito dopo si sente al telefono con Gianni Biagi, l'ex assessore all'urbanistica. "Senti...non lo sa nessuno...ma vado un momento a chiaccherare con Della Valle...gli dico anche questa roba...". Biagi: "va bene". Domenici: "cioè praticamente noi facciamo un..." Biagi: "un emendamento".
E infatti l'emendamento al Piano strutturale viene elaborato.
Rimaneggiando il testo al telefono, sempre con Biagi, Domenici chiarisce che non intende fare un favore a Della Valle concedendo lo stadio: "...oh! spero che tutti capiscano che il sindaco vuole toccare il parco! cioè vorrei che su questo non ci fossero dubbi...Io voglio toccare il parco...e non perchè io voglio dare ragione a Della Valle..ma perchè quel parco mi fa cagare da sempre...è chiaro?"
Oltre all'elegante lessico, Leonardo-il-furioso appare un pò nervosetto negli ultimi tempi. Prima si scopre querelatore seriale colpendo solo nell'ultima settimana Ornella De Zordo, Repubblica, ancora Ornella De Zordo, l'Espresso e ancora Repubblica, poi decide di punire la città e i giornali non facendo gli auguri di buon natale, infine si lega davanti alla sede nazionale di Repubblica lamentandosi del trattamento ricevuto dalla stampa (non sembra qualcun altro che pochi giorni fa chiedeva le dimissioni dei direttori del Corriere della Sera e de La Stampa?). Nel mezzo ci mettiamo il bel giudizio espresso nei confronti degli alleati di Sinistra Democratica ("Quelli alla riunione di maggioranza non li invito: sono dei cretini") e la dichiarazione sulla tramvia ("La tramvia deturpa la città? Ma questa è una sonora cazzata").
Il ritratto è quello di una personaggio politico arrogante e permaloso, giuridicamente non indagato ma colpevole da un punto di vista politico. Colpevole di aver privilegiato le speculazioni edilizie e la cementificazione selvaggia piuttosto che uno sviluppo eco-sostenibile. Colpevole di aver stretto dei legame un pò troppo stretti con dei personaggi dal curriculum molto discutibile, tra i quali spicca Ligresti. Salvatore Ligresti è un costruttore-immobiliarista che negli anni novanta, durante l'inchiesta "mani pulite", finisce in carcere con la condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione. Salvatore Ligresti è il tangentista che dava le mazzette direttamente a Craxi.

Gianni Biagi e Andrea Formigli

Il 18 novembre 2008 viene alla luce l'inchiesta della magistratura fiorentina sull'area di Castello con gli avvisi di garanzia inviati all'assessore all'urbanistica di Firenze Gianni Biagi, al suo collega di giunta nonchè candidato alle primarie del Pd Graziano Cioni, al proprietario di Fondiaria - Sai Salvatore Ligresti, al suo rappresentante fiorentino Fausto Rapisarda, a un collaboratore di quest'ultimo e a due architetti.
Il 27 novembre l'assessore Gianni Biagi si dimette, assicurando però la correttezza del suo operato.
A lasciare l'incarico, sebbene non indagati per la vicenda di Castello, sono poi anche un dirigente dell'ufficio urbanistica e il capogruppo del Pd a Palazzo Vecchio Andrea Formigli. Quest'ultima indagine riguarda la società Quadra Progetti, fondata nel 2000 da Andrea Formigli, e vede quest'ultimo indagato per corruzione nella vicenda sul complesso residenziale Dalmazia che si è estesa alle altre tantissime attività di progettazione della società. Dall'inchiesta della magistratura emerge, inoltre, un intreccio di società, di interessi e di gare più o meno sospette con al centro quasi tutta la galassia Pd. Nel 2002 la Spt Holding, società costituita dalla Uisp, si aggiudica il project financing della piscina comunale Costoli di Firenze, che prevede la realizzazione di una piscina coperta con spazi attrezzati e la gestione dell'impianto per 28 anni. Il progetto viene realizzato da Quadra e l'esecutore è la Spt Holding, di cui Formigli è socio con il 5% delle quote. Nel 2007 l'Anci (l'associazione dei sindaci di cui il presidente a livello nazionale è Leonardo Domenici) acquista l'1,2% di Spt Holding. Il Presidente della Spt Holding è Alessandro Pesci, ex sindaco di Fiesole, amministratore delegato è Marco Dugheri, ex sindaco di San Piero a Sieve. Nel cda della società ci sono parecchi membri del consiglio direttivo della Uisp, mentre nel consiglio direttivo della Uisp ci sono il capogruppo del Pd a Palazzo Vecchio Andrea Formigli e l'ex sindaco di Fiesole Alessandro Pesci.
Un intreccio di cariche e di società da far venire il mal di testa. Un conflitto di interessi dietro l'altro. Ora possiamo capire perchè il Pd a livello nazionale non ha mai approvato la legge contro il conflitto di interessi. In caso contrario avrebbe liquidato mezza sua classe dirigente.

Graziano-lo-sceriffo e la "famiglia"

E l'assessore Graziano Cioni? Lo sceriffo è indagato per corruzione e violenza privata.
Partiamo dalla prima ipotesi di reato. Per la procura di Firenze Cioni risulta essere a disposizione di Fondiaria - Sai in cambio di un contributo di 30 mila euro per i 200 mila opuscoli che pubblicizzano la sua tolleranza zero contro i lavavetri e i mendicanti, di un aiuto per un'amica che ottiene una casa di oltre sette vani "di pregio e in centro" al prezzo politico di 600 euro mensili, di un premio (dato) e di una promozione (in valutazione) per il figlio. Già il figlio. Che cosa non farebbe un padre per il proprio figlio? Il capoufficio sgrida Cioni jr. e lo rimprovera per i ritardi? Il papà assessore mobilita Rapisarda, l'ambasciatore fiorentino di Ligresti (il capo di Fondiaria), che bacchetta il capoufficio e poi blandisce il rampollo: "Mi telefoni per qualunque cosa".
Passiamo alla violenza privata. Sonia Innocenti è una fornaia rimasta senza lavoro e con due bambini a carico che si rivolge a Cioni per un lavoro. Cioni fa assumere Sonia Innocenti dall'imprenditore Marco Bassilichi e ritiene in questo modo di averla vincolata - annotano i carabinieri - a un "obbligo di fedeltà elettorale".
Invece al momento di schierarsi per le primarie, Sonia sceglie Lapo Pistelli.
Il 16 settembre 2008 Cioni viene a saperlo, la chiama e fa una sfuriata spaventosa. "Ascoltami, io mi posso ritirare, posso andare alle elezioni, posso perdere, ma la gente che è stata con me...e poi se ne scorda...mi fa incazzare...mi fa incazzare...mi fa incazzare, capito?...tu avevi mille motivi per dire <<io do una mano a Cioni>>, e tu li sai tutti questi motivi, vero? Allora è bene che te ne ricordi...ma che mi prendi per il c...?"
Sonia Innocenti prova a ribattere: "Graziano io te lo avevo detto però che non condividevo il fatto che tu ti candidassi a sindaco". Poi, sempre Sonia Innocenti cerca di tranquillizzare Cioni: "Sarò solo io a fare questa scelta...le mie truppe però non si muovono".
Chiude secco quel gran signore di Cioni: "Una sega, ciao Sonia".
Cioni è così infuriato che si sfoga con un sacco di persone, tra le quali figura Bassilichi. "Quando ti ho presentato lei - ricorda lo sceriffo - avevo da mettere a lavorare mia moglie...ma perchè scelgo lei? perchè è della squadra, della famiglia! ma se la famiglia poi mi va in c..." Poco più tardi Cioni chiama anche Matteo Renzi, presidente della Provincia, suo avversario (si fa per dire) alle primarie, al quale gli chiede di far arrivare un messaggio a Bassilichi.
Renzi esegue e il giorno successivo chiama Cioni: "Ascolta due cose al volo: alla Sonia quel messaggio che mi avevi detto ieri gliel'ho fatto dare in modo brutale..."
Che i reati contestati all'assessore sceriffo siano stati veramente compiuti è secondario (sarà la magistratura ad accettarli). Quello che colpisce maggiormente è l'ostentazione di un potere distorto e personalistico nel quale non si fa più riferimento al partito, o al comune, ma alla "famiglia". Si tratta di personaggi che hanno abbandonato qualsiasi ipotesi di cambiamento della società, trasformando un partito di massa in un partito di notabili con delle logiche clientelari.

Il Pdl e le larghe intese sotterranee

Il 29 settembre 2008, a una settimana dall'idea di inserire il nuovo stadio a Castello, l'ingegnere Ligresti chiama il suo ambasciatore fiorentino Fausto Rapisarda. Motivo della chiamata: "Qui arriva l'onorevole Bonciani e il senatore Paolo Amato. Vorrebbero parlare dello stadio. Di Firenze, sono. Camera dei Deputati".
L'onorevole azzurro Alessio Bonciani è coordinatore cittadino di Forza Italia mentre il senatore azzurro Paolo Amato è l'ex capogruppo di Forza Italia a Palazzo Vecchio.
Da quello che si apprende dalle intercettazioni pare che l'incontro con gli esponenti politici di centro-destra venga fatto da Fausto Rapisarda. Parlando con una persona, il braccio destro di Ligresti racconta: "Scusa ho chiamato te perchè non so mai se Ligresti è impegnato oppure no...Ho incontrato quei tre deputati di Forza Italia che avevano scritto a Ligresti. Volevano sapere di Firenze. Sono stati molto gentili...Per fartela breve il succo è questo, siccome loro adesso sono già in compagna elettorale, allora dice...<<se lo stadio che dice Della Valle vi va bene noi non diciamo niente, sennò facciamo casino, perchè sappiamo i rapporti che voi...il vostro gruppo ha con il nostro>>". Rapisarda spiega poi all'interlocutore la sua posizione: "Gli ho detto che a noi lo stadio va bene: è questa la posizione che dobbiamo tenere".
E a rincarare la dose sulla benevolenza del Pdl rispetto alla vicenda di Castello e alle manovre discutibili della giunta Domenici ci pensa il capogruppo socialista Alessandro Falciani. In una delle sedute del consiglio comunale fiorentino più animate di questa legislatura, mentre sta abbandonando l'aula per protestare contro l'assenza del sindaco, Falciani si avvicina al banco del senatore e consigliere comunale Paolo Amato, di Forza Italia, dicendo "Siete tutti di banda".
Il capogruppo comunista Nicola Totondaro rincara la dose, facendo notare che durante il voto sui due atti riguardanti l'insediamento di Castello esaminati dal consiglio comunale nel 2004 e nel 2005, Forza Italia e Alleanza Nazionale, avrebbero potuto abbandonare l'aula per far venir meno il numero legale, affossando così gli atti. I consiglieri di Forza italia e An, però, sono rimasti a sedere.
Ora appare chiaro che il centro - destra a Firenze non riesce a vincere le elezioni perchè non gli interessa vincerle. Tanto con il Pd al governo della città loro continuano comunque a fare affari, e che affari. Basta guardare come funziona a Campi Bisenzio.
Poi, devono fare i conti con la difficoltà di formare una nuova classe dirigente di centro-destra. E questo non perchè i berluscones fiorentini siano più scemi degli altri, ma perchè la maggior parte dei giovani di destra più "promettenti" stanno nel Pd. Se fossero nati in Lombardia o nel Veneto sarebbero stati della Lega o di Forza Italia, ma nelle cosiddette regioni rosse la voce da padrona la fanno ancora gli ex diessini. Non è un caso che ogni giorno il centro-destra fiorentino cerchi di convincere Matteo Renzi a fare il candidato del Pdl. Se Renzi avesse un'idea della politica così diversa dal centro-destra, probabilmente questi ultimi non ci penserebbero neanche per scherzo a corteggiarlo.

Il Pdci

Con uno scatto prodigioso degno del miglior Carl Lewis, il 5 dicembre il Pdci abbandona la maggioranza di Palazzo Vecchio.
Perchè i comunisti italiani hanno aspettato così tanto prima di sbattere la porta al Pd? Le cose sono due: o il centralismo democratico ha trovato un intralcio nelle linee telefoniche (nel senso che Diliberto era un bel pò di tempo che diceva ai suoi compagni di Firenze di abbandonare la nave che stava affollando ma questi ultimi non avevano segnale), oppure Diliberto e i dirigenti fiorentini del Pdci hanno aspettato fino all'ultimo secondo, quando poi è apparso chiaro a tutti che l'inchiesta della magistratura avrebbe travolto la maggioranza che sosteneva Leonardo-il-furioso.
La domanda da fare a questo punto è un'altra: ma se non ci fosse stata l'inchiesta della magistratura, per il Pdci la vicenda di Castello come sarebbe stata da valutare? Se fosse da valutare in maniera negativa, non sarebbe stato un gesto doveroso uscire un pò prima dalla maggioranza fiorentina?
La spiegazione probabilmente è più semplice di quanto sembri. Il Pdci è un partito di estrema sinistra con delle rivendicazioni abbastanza condivisibili quando sta all'opposizione. Non appena varca le porte delle amministrazioni comunali, provinciali, regionali e nazionali ingoia di tutto. Sì, ogni tanto si ricorda di esistere, oppure si accorge che nella società c'è un pò di malcontento, alza la voce, si incazza, ma poi tutto ritorna come prima. A questo riguardo basta ricordare la guerra in Serbia e in Kossovo fatta dal governo D'Alema: il Pdci esprimeva tutte la sua opposizione, ma nel frattempo rimaneva ben ancorato alle poltrone di Palazzo Chigi.
Lo stesso discorso vale per Sinistra Democratica, anche se bisogna ammettere che almeno questi ultimi (nell'errore) rimangono coerenti fino in fondo.
Sicuramente alle prossime elezioni comunali il Pdci e (forse) Sinistra Democratica proveranno ad entrare in coalizione con quel pezzo di sinistra e di mondo civico (comitati e associazioni di vario genere) che in questi anni, seppur con tante difficoltà e moltissime contraddizioni, ha fatto opposizione alla giunta di Leonardo-il-furioso e di Graziano-lo-sceriffo. Non sarà facile per le persone che sono orientate ad esprimere un voto di protesta nei confronti del Pd ma che non vogliono guardare a destra (anche perchè come abbiamo visto sono "tutti di banda"), digerire alcuni nomi che anche se non sono stati indagati hanno condiviso gran parte dei provvedimenti dell'attuale maggioranza comunale.

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