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¡Hasta la victoria siempre!

¡Aqui no se rinde nadie!


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Sabato 25 Marzo 2017 Serata HC

Volantino Volantino 25 Marzo 2017 Serata HC


Venerdì 24 Marzo 2017 The harvest - Storie di un nuovo caporalato agricolo in Italia

Volantino Volantino 24 Marzo 2017 The harvest - Storie di un nuovo caporalato agricolo in Italia


Sabato 11 Marzo 2017 Serata folk con la tresca

Volantino Volantino 11 marzo 2017 Serata folk con la tresca


Venerdì 10 Marzo 2017 Iniziativa antifasciste a Signa

Volantino Signa Antifascista Volantino 17 Febbraio e Venerdý 10 Marzo 2017 Iniziative antifasciste a Signa


Signa Antifascista


I solerti smemorati della questura fiorentina

Negli ultimi giorni sono state recapitate ad alcuni/e compagni/e delle denunce per la manifestazione del 12 novembre 2016 che lanciammo con Firenze Antifascista relativa alla presenza del leghista Salvini nella nostra città.

Un compagno è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale aggravata, per "aver spinto da dietro il personale Digos Patrick Pampaloni" che era prontamente, e
coraggiosamente aggiungiamo noi, intervenuto per bloccare una presunta aggressione ad una povera signora leghista che si era trovata con altri suoi amici e, per "distrazione" della Digos stessa, in mezzo al corteo munita di bandierine, cappellini etc...

Altri 5 compagni sono stati denunciati per un diverbio accaduto dopo il corteo con altri leghisti, per violenza, lesioni e la solita resistenza alla Digos.
Vorremmo fare due veloci riflessioni in merito a queste ennesime denunce che colpiscono gli attivisti politici e sociali in questa città, gli studenti, i militanti dei centri sociali, gli occupanti di case.

Banali episodi di piazza, generati dall'agire della Questura e dalle provocazioni che i leghisti hanno continuato a fare, vengono trasformati in fatti penali, passibili di denunce se non addirittura processo.

Passiamo dunque ai fatti: il prode Pampaloni interviene a difesa di una signora leghista "aggredita da decine di persone" e viene, addirittura, "spintonato da dietro".
Quindi, ne consegue, denuncia per resistenza a pubblico ufficiale, aggravata dal fatto che sia stata fatta da più di dieci persone. Non si capisce se il giovane Pampaloni sia stato spinto da queste dieci o solo il fatto che vi fosse un corteo con centinaia di persone rappresenti un aggravante. Pensiamo più alla seconda e quindi al fatto che basta essere in corteo per avere un'aggravante. Lasciamo perdere poi che la signora in questione, che ci inveiva contro da minuti, non sia stata nemmeno sfiorata tanto da non denunciare.
Conclusione: denuncia con condanna possibile da 3 a 15 anni...per una presunta spinta...senza sprezzo del ridicolo.

Il secondo episodio: un gruppo di compagni dopo il corteo tornando al Cpa, viene incrociato da leghisti che con solito fare provocatorio inveiscono contro.
Ne segue battibecco ed intervento Digos. Denuncia ancora per resistenza per avere "spostato il braccio del personale di polizia" nello svolgimento della sua funzione. In questo caso la questura riesce anche a far fare denuncia ai leghisti: ATTENZIONE, è stato picchiato un anziano di 75 anni, denunciati in 5 per lesioni. Poi si scopre che l'anziano provocatore ha 5 giorni di prognosi, un po' pochi per pensare che alcuni giovanotti dei centri sociali si siano accaniti su di lui...e tutto torna. Il leghista provoca, fa la vittima spalleggiato dalla questura e poi via alle denunce per quei delinquenti dei centri sociali e dei collettivi studenteschi.

Dai fatti poi possiamo passare al contesto in cui queste denunce avvengono. Notiamo infatti i soliti soggetti, forse un po' afflitti da frustrazione, pronti a perseguire e, diremmo
perseguitare, compagni e compagne: il primo è il dirigente Digos Pifferi, lo smemorato del G8 di Genova con interrogatori pieni di "non ricordo", che tra una carica violenta agli studenti medi, una caccia ai famigerati anarchici e mille modi per denunciare, sta facendo la muffa a Firenze; il secondo è il Pubblico Ministero Coletta, ormai specializzato nei processi contro i militanti politici: sì, lo stesso del processone agli 86 e dell'accusa di associazione a delinquere ridicolizzata nelle motivazioni della sentenza che assolve tutti/e dall'accusa appunto di associazione.

In questo senso troviamo che la "specializzazione" di alcuni giudici verso determinate aree politiche sia solo una delle facce della persecuzione politico/giudiziaria, che già si riscontra in altre città. Se poi la stessa questura, dovendo giustificare le decine e decine di impiegati Digos, manda i suoi agenti in straordinari festivi notturni, a fermare compagni già ben conosciuti, fuori dal Cpa non possiamo fare a meno di notare quanto il senso del ridicolo manchi tra i servitori dello stato.

Abbiamo raccontato dei fatti che purtroppo ci appaiono banali ma che banali non sono; la repressione e le limitazioni di ogni agibilità politica passano anche attraverso questi fatti ed attraverso questi soggetti.

Centro Popolare Autigestito fi-sud
Collettivo Politico di Scienze Politiche - Firenze
Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos - Campi Bisenzio


Lottomarzo tutti i giorni, per sconfiggere la paura, per organizzare la solidarietà, per abbattere patriarcato e capitale, tutte e tutti, non una di meno!

Volantino Volantino lottomarzo tutti i giorni


L'8 Marzo che ci aspetta sarà finalmente una giornata di rivendicazione, di protagonismo e di lotta in tutto il mondo.

A Firenze, come in molte città di oltre 40 paesi, ci saranno appuntamenti sin dal mattino e cortei serali, in una giornata che raccoglie l'appello lanciato dalle compagne argentine: "Ni una menos, nos organizamos, hacemos huelga internacional!". Dall'Argentina alla Turchia, dal Venezuela alla Spagna, l'appello a scendere in strada, riappropriarsi di una data storica, simbolo della lotta delle donne, delle lavoratrici e del movimento operaio tutto, si è trasformato in mobilitazione, la mobilitazione in lotta, la lotta in indizione dal basso dello sciopero, proprio in una giornata sulla quale da anni imperano vuota e retorica celebrazione, così come la mercificazione sfrenata (e sessista..), esempio dell'ennesimo volto della normalizzazione e pacificazione volute da un sistema che, da una parte tenta di annientare la memoria e i suoi esempi di lotta e di riscatto, dall'altra se ne appropria per ribaltarne il significato, e perché no, incassare profitti e sedimentare stereotipi.

In questo sistema infatti la vita di una donna, è una vita "a basso costo", ricattabile al lavoro, ricattabile tra le mura domestiche, relegata alla subalternità, la stessa subalternità che ricalca le gerarchie di potere di una classe sull'altra, di un sesso sull'altro. Ed ecco che dunque la donna, viene vista come destinata naturalmente, ad occuparsi della casa, della prole, della cura degli anziani. Sotto le vesti di una predisposizione naturale, si mascherano così ore di lavoro gratuito e si scaricano sulle donne i costi sociali di servizi e welfare sempre più ridotti, tagliati e privatizzati, dagli asili nido alla sanità. E sempre più spesso, per perpetuare questa catene di potere e subordinazione, se non sono "le nostre donne" ad essere rinchiuse dentro le mura di casa, lo sono migliaia di donne migranti, siano esse badanti o baby sitter, a pagare il prezzo più alto in termini di sfruttamento e ricattabilità.

La disparità salariale resta altissima (quasi il 30%), mentre i dati sulla disoccupazione femminile sono agghiaccianti (al centrosud 2 donne su 10 risultano occupate), senza contare che rispetto ai loro colleghi maschi le donne vengono maggiormente assunte con contratti "atipici", che prevedono licenziamenti più facili, salario e tutele minori, tempi di lavoro dilatati, permettendo ai padroni di sottoporre a continui ricatti le lavoratrici e i lavoratori. Allo stesso tempo però i dati sulla violenza di genere sono in continua crescita negli ultima anni: una donna su tre, italiana o straniera ha subito molestie nel nostro Paese; quasi il 10 % è stata stuprata; ogni tre giorni -cifra in crescita negli ultimi anni- una donna viene uccisa, quasi sempre per mano di padri, mariti o ex fidanzati, tutto questo mentre lo Stato non solo taglia drasticamente i fondi ai centri antiviolenza, ma cerca sempre di più di lederne l'autonomia.

Appare chiaro come lo stereotipo femminile della donna-madre che si occupa dei lavori di cura, continui ad essere funzionale al capitale e alla sua ristrutturazione in tempi di crisi. Per questo, parlare dei rapporti di genere è parlare di rapporti di classe, oggi ancor più di ieri, data anche la debolezza storica di una sinistra incapace di rispondere efficacemente agli attacchi continui alla condizione di vita dei settori più deboli della società e ai lavoratori e alle lavoratrici.

Per questo crediamo che solo tenendo insieme questo binomio inscindibile fra patriarcato e capitale, che reciprocamente si sostengono e si foraggiano, si possa davvero rimettere al centro del nostro agire politico la volontà reale di liberazione da un sistema violento, machista, sessista, razzista, che discrimina allo stesso modo lesbiche, gay, trans.

La spinta che ha riempito di decine di migliaia di persone le vie di Roma il 26 Novembre scorso e la successiva assemblea, hanno saputo e voluto rompere il silenzio, contrastando la generale sensazione di passività e impotenza. Partendo dalle condizioni materiali e dal vissuto quotidiano delle donne, fatto di violenza e ricatti, in casa come sul lavoro, NonUnadiMeno ha saputo distinguersi dalle recenti esperienze come SeNonOraQuando o simili, mettendo immediatamente in relazione la violenza, la discriminazione di genere, le disuguaglianze e lo sfruttamento con la natura stessa del sistema capitalista che su di essi si fonda e si sostiene.

Con gli stimoli e l'esempio delle esperienze di lotta dei movimenti latinoamericani, riuscendo a parlare a tutte e tutti, partendo davvero dal basso, dalle assemblee territoriali, dai centri antiviolenza, dai posti di lavoro, dalle scuole -e non da appelli sui grandi giornali o dai salotti "buoni" delle tv mainstream - si sta costruendo un movimento realmente autorganizzato, con l'obiettivo chiaro di tornare a tessere legami, uscire dall'isolamento, fare della lotta, della solidarietà, del mutuo appoggio le prime necessarie risposte alla violenza di genere, al sessismo e all'omofobia che sempre di più ci pervadono e ci opprimono.

L'esempio che ci viene dal movimento rivoluzionario curdo, dove le donne, in prima persona, si sono dotate degli strumenti necessari per scardinare oscurantismo, violenza e subordinazione, con la loro lotta stanno costruendo nel cuore del MedioOriente le basi per una società in cui autodifesa, solidarietà e riappropriazione delle proprie vite sono le fondamenta di nuovi rapporti sociali, fra i popoli e fra i generi. Le case delle donne, i centri popolari antiviolenza, il ruolo davvero paritario da esse raggiunto nelle milizie popolari di autodifesa, nelle cooperative e in tutte le assemblee decisionali, ci dicono che il naturale posto della donna è nella lotta per abbattere il sistema capitalista-patriarcale che è all'origine della sua oppressione.

Contro fascisti e cattolici, che continuano le loro crociate antigender e contro il diritto all'aborto, contro la discriminazione di chi non si riconosce nei canoni di sessualità e famiglia imposti dal capitale, contro la strumentalizzazione securitaria sui corpi delle donne, sempre più spesso degradate a oggetto, debole e da proteggere, per fomentare razzismo e spianare la strada a dispositivi repressivi, contro chi soffia sul fuoco del machismo e della violenza per poi liquidare come semplici "raptus" o "delitti passionali" gli omicidi compiuti in nome di questa visione, dobbiamo urlare che patriarcato e violenza di genere sono senza frontiere, così come deve esserlo la nostra lotta a fianco di ogni sfruttata o sfruttato. Le nostre armi tornino ad essere la solidarietà, la lotta, l'autodifesa. La nostra determinazione torni ad essere capace di scardinare i rapporti di forza nei posti di lavoro, nelle scuole, a casa e in famiglia.

Trasformiamo la paura individuale in rabbia collettiva, trasformiamo la rabbia di tutte in lotta che sappia essere liberatrice, per tutt*!
Perché non c'è liberazione della donna senza liberazione di classe, perché non c'è liberazione di classe senza liberazione della donna!

CPA Firenze Sud; Collettivo Politico * Scienze Politiche; Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos; Rete dei Collettivi Fiorentini


Sabato 4 Marzo 2017 Serata Oi! Per i 15 anni del K100

Volantino Volantino 4 Marzo 2017 Serata Oi!


Venerdì 24 Febbraio 2017 Electric souls

Volantino Volantino 24 Febbraio 2017 Electric souls

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