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Sono passati 65 anni da quando Lanciotto Ballerini, Luigi Giuseppe Ventroni, Andrey Vladimiro e altri Compagni del gruppo d'assalto Garibaldi "Lupi Neri" morirono uccisi dai fascisti nella battaglia di Valibona. Sono passati 64 anni invece, da quando Mussolini insieme ad altri gerarchi fascisti fu impiccato per i piedi ed esposto a Piazzale Loreto. Tanti festeggiarono, qualcuno rimase scioccato e oggi come ieri si discute ancora sul "giusto o sbagliato". Una cosa è certa... niente è così devastante, così puro, così limpido, come un popolo finalmente libero di fare giustizia. IL 3 Gennaio del 1944 partirono per la montagna molti giovani. Giovani che con il loro sacrificio hanno dato la possibilità a noi, giovani, di nascere e crescere liberi dalla tirannia fascista. Proseguendo sulle loro orme, mantenendo ancora vivi i valori del loro coraggio, della pace, della libertà e della giustizia sociale, crediamo sia doveroso oggi, come sempre, lottare per non dimenticare.
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Gli interventi del Cantiere Sociale durante le commemorazioni a Valibona
Seguono i fatti storici tratti dal sito http://www.resistenzatoscana.it
autore: Giovanni Baldini, 14-7-2003 - Fonte dell'opera: http://www.resistenzatoscana.it
Monumenti che si riferiscono a questi fatti
Lapide a Puzzoli - Campi Bisenzio (FI)
Lapidi del municipio - Calenzano (FI)
Monumento ai caduti e ai deportati - Campi Bisenzio (FI)
Monumento della Battaglia di Valibona Valibona, Calenzano (FI)
La battaglia di Valibona
Su Monte Morello erano acquartierati gli uomini di due comandanti: Giulio Bruschi e Lanciotto Ballerini.
Originario di Campi Bisenzio e di indole istintiva Ballerini non tardò ad avere contrasti con Bruschi, che invece era un militante comunista di vecchia data e molto più propenso alla disciplina e alla pianificazione.
Venne così decisa la rilocazione di uno dei due gruppi e i Lupi Neri di Ballerini scelsero di unirsi a combattenti del Partito d'Azione nella zona fra Pistoia e Lucca.
Partirono dal Vecciolino su Monte Morello il 26 dicembre 1943 e la loro presenza sui monti della Calvana, nel piccolo borgo medievale di Valibona, era dunque temporanea.
Erano i primi partigiani ad arrivare in Calvana e la voce si sparse rapidamente. Inoltre una delle due squadre in cui era diviso il gruppo, guidata dal russo Vladimir, ebbe uno scontro a fuoco con alcuni fascisti in località Cornocchio e a Prato e Firenze si iniziò a parlare di un gruppo di comunisti guidati da un sovietico.
Un reparto del Battaglione Muti (comandato da Duilio Sanesi), un folto gruppo di camicie nere e i carabinieri di Calenzano salirono a Valibona la notte fra il 2 e il 3 gennaio: il gruppo di Lanciotto Ballerini venne attaccato da circa 150 nemici.
L'accerchiamento non era ancora completato che i partigiani si accorsero del pericolo ed ebbero il tempo di organizzare lo sganciamento.
Dopo tre ore di battaglia e aver inflitto importanti perdite al nemico (il capomanipolo Pietro Incalza viene ucciso, mentre il capo spedizione Duilio Sanesi, nove legionari e un carabiniere moriranno successivamente per le ferite riportate) Lanciotto Ballerini viene colpito alla testa e muore sul colpo.
Dei 17 Lupi Neri cadono, oltre a Lanciotto, Vladimir Andrej (vivo al termine della battaglia, ma massacrato a sangue freddo immediatamente dopo) e Luigi Giuseppe Ventroni. Cinque vengono catturati, pestati in maniera indicibile, riportandone amputazioni e invalidità permanenti, e portati alle carceri di Firenze, mentre gli altri riescono a rompere l'assedio e darsi alla fuga.
Le famiglie di contadini che avevano ospitato i partigiani verranno condotte a Prato, poi in parte condotte alle carceri di Firenze e in parte rilasciate. Le loro case saranno date alle fiamme.
Il 6 gennaio il quotidiano La Nazione, in mano ai fascisti, scrive:
… dei ribelli alcuni riuscirono a fuggire, ma sul terreno rimasero uccisi tredici e sei si arresero e furono catturati. Fra i morti, i ribelli lasciarono il capobanda che risultò di nazionalità russa.
Lanciotto Ballerini sarà il nome di una delle più attive divisioni partigiane (vedi anche Cetica) che parteciperanno alla liberazione di Firenze. La "Lanciotto" verrà formata attorno ad alcuni degli scampati a questa battaglia e sarà inizialmente comandata da Renzo Ballerini, fratello di Lanciotto.
I segni della battaglia
Il sardo Luigi Giuseppe Ventroni, caduto nello scontro, era l'addetto alla mitragliatrice Breda di cui era dotato il gruppo dei Lupi Neri.
Si trattava di un'arma che poggiava su un bipede e che ebbe un buon effetto deterrente, oltre al fatto che sembra essere stata una sua raffica a falciare il comandante della spedizione fascista Duilio Sanesi.
Questa era l'unica arma pesante in dotazione ai partigiani e si inceppò più volte durante la battaglia, principalmente perchè Ventroni per ovviare alla scarsità di munizioni e per migliorare la mira aveva inserito un proiettile tracciante ogni cinque.
I segni dell'arma, così come quelli delle armi pesanti in dotazione ai militi fascisti, sono rimasti indelebili sul traliccio metallico che tuttora staziona nel mezzo di quelli che al tempo furono i due fronti di fuoco.
Si noti infine che il nome Ventrone, così come riportato nelle varie lapidi, è sconosciuto in Sardegna. Per questo qui riportiamo la versione Ventroni, che invece risulta avere una buona diffusione.
Dopo Valibona
Da questa battaglia non fece ritorno a casa neppure il maresciallo dei carabinieri Pierantozzi, sebbene la dinamica della sua morte non sia ancora chiara sembra che ad ucciderlo a pugnalate furono alcuni fascisti poco dopo la battaglia. Secondo alcune testimonianze si rifiutò di aprire il fuoco sui partigiani in fuga, ma forse più probabilmente cercò di mettere un freno alle violenze e ai saccheggi dei militi contro i contadini della zona.
Come responsabile della caserma dei carabinieri di Calenzano Pierantozzi, pur avendo aderito alla Repubblica Sociale, si era già fatto notare per non aver mai perseguito i renitenti alla leva repubblichina.
Il racconto della battaglia di Valibona assunse da subito toni epici e moltissimi, sia fra i fascisti che fra i partigiani, si gloriavano dell'avervi partecipato senza averne il diritto.
Fra i fascisti più d'uno ebbe a pentirsi di tali affermazioni, veritiere o meno che fossero. Ma in particolare il guardiacaccia della fattoria Spranger (sequestrata tempo prima in quanto di proprietà di un inglese) pagò con la vita. E' accertato infatti che fu lui a guidare i fascisti verso i partigiani la notte del 3 gennaio e difatti se ne vantava a gran voce. I partigiani lo presero, lo portarono a Valibona e lo passarono per le armi.
I Lupi Neri
Benito Guzzon e Danilo Ruzzante: entrambi diciassettenni, provengono da famiglie antifasciste del Nord Italia, arrivano in Toscana proprio perchè hanno sentito dire che in queste zone iniziano ad organizzarsi i partigiani.
Ferdinando Puzzoli detto Nandino e Guglielmo Tesi: il Puzzoli è anarchico noto, viene arrestato ben 48 volte durante il ventennio, è il commissario politico del gruppo; quando sale in montagna con Lanciotto ha 51 anni. Tesi invece ha 19 anni, come Lanciotto e "Nandino" è di Campi Bisenzio, richiamato sotto le armi diserta per seguire i due amici, dopo Valibona continuerà la lotta nelle fila della Resistenza fino al 17 aprile 1944, ucciso a tradimento nell'eccidio di Berceto.
Giuseppe Ventroni: originario di Oristano, con una buona preparazione bellica. Ha 21 anni ed è anche il cuoco del gruppo.
Loreno Barinci, Corrado Conti detto Ciccio la Rosa, Vandalo Valoriani, Fernando Buccelli detto Grillo e Giuseppe Galeotti detto Uragano: il gruppo proveniente da Sesto Fiorentino. Barinci è un renitente fuggito di prigione dopo l'otto di settembre, a Valibona viene ferito in maniera molto grave e sopravvive per miracolo. Buccelli e Galeotti non partecipano alla battaglia di Valibona perchè quella notte erano stati inviati a Sesto Fiorentino a fare rifornimenti.
Antonio Petrovic detto Toni e Tommaso Bertovich: studente di Belgrado il primo, croato il secondo.
Stuart Hood detto Carlino: ventinovenne scozzese di Edzel, colto, marxista, si arruola volontario per combattere il nazismo e viene fatto prigioniero. L'otto di settembre fugge dalla prigionia nei pressi di Parma e dopo molti spostamenti raggiunge Monte Morello.
Matteo Mazzonello detto Rosolino e Ciro Pelliccia detto Napoli o Vesuvio: Mazzonello è un trapanese di venti anni, soldato sorpreso dall'armistizio nei pressi di Firenze, dopo aver inutilmente tentato di rientrare in Sicilia si unisce ai partigiani. Pelliccia invece proviene da Afragola.
Mario Ori: fiorentino, è il più anziano, ha 52 anni.
Mirko e Vladimir Andrej: un ucraino e un moscovita. Vladimir in particolare è un personaggio molto attivo, è lui che si accorge dell'accerchiamento e dà l'allarme. Aveva difficoltà nel camminare per i dolori ad un piede, dovuti alle lunghe marce a cui era stato forzato.
Interventi del Cantiere Sociale durante le commemorazioni a Valibona

Domenica 3 Gennaio 2010 il Camilo Cienfuegos ha deciso di ricordare la battaglia di Valibona andando a rendere omaggio al gruppo d'assalto partigiano "Lupi Neri" e al suo comandante Lanciotto Ballerini. Anche quest'anno eravamo presenti nel luogo che noi crediamo sia il simbolo del riscatto e della rinascita di un popolo soffocato per più di vent'anni da una dittatura fascista.
Lo abbiamo fatto pensando che il ricordo della resistenza e la pratica dell'antifascismo siano due condizioni indispensabili del nostro agire quaotidiano. Il nostro modo di intendere la resistenza e l'antifascismo, infatti, non si esaurisce soltanto nella commemorazione delle date ufficiali, ma vive ogni giorno attraverso le iniziative politiche che portiamo avanti, i concerti, gli spettacoli teatrali, le manifestazioni e le attività di presidio del territorio contro l'insorgenza di fenomeni e azioni neofasciste.
Questo è il nostro modo di rispondere alle inchieste giudiziarie basate su teoremi vecchi quanto folli, agli arresti e alle perquisizioni intimidatorie, alla criminalizzazione del dissenso.
Il nostro pensiero va a coloro i quali nel "libero" occidente vengono privati della libertà perchè fanno dell'antifascismo militante una ragione di vita, a chi lotta per l'affermazione di uno stato autonomo e indipendente, la Palestina e il Kurdistan, a chi questo stato è riuscito a conquistarlo e lo difende ogni giorno: Cuba, il Venezuela e molti altri paesi dell'America Latina.
I compagni e le compagne del Cantiere Sociale

3 GENNAIO 2009 il CANTIERE SOCIALE CAMILO CIENFUEGOS ha voluto ricordare il 65° Anniversario della battaglia di Valibona.
Un nutrito gruppo di compagni del K100F è salito a piedi fino al Cippo che ricorda i partigiani caduti durante la battaglia in nome dell' ANTIFASCISMO e della LIBERTA'.
Oggi più che mai ci sembra necessario ricordare la RESISTENZA PARTIGIANA in nome di chi nel resto del mondo sta lottando per la propria libertà.
Il nostro pensiero và quindi a tutto il POPOLO PALESTINESE che da anni sta lottando per la propria terra.
ORA E SEMPRE RESISTENZA! SOLIDARIETA' AL POPOLO PALESTINESE!
I compagni e le compagne del Cantiere Sociale
25-04-2008 Discorso del CS a Valibona sul 25 aprile
Innanzitutto voglio ringraziare l'Anpi per aver concesso al Cantiere
Sociale Camilo Cienfuegos la possibilità di intervenire in questo giorno
così importante. La battaglia di Valibona per noi non è soltanto un
momento decisivo nella guerra di liberazione dal nazi-fascismo, ma
riteniamo che sia l'atto fondativo di quell'antifascismo militante che ha
contraddistinto la nostra nascita e che soprattutto rappresenta la
bussola di riferimento nel nostro agire quotidiano. Siamo una realtà che
da diversi anni fa vivere uno spazio di socializzazione attraverso i
valori dell'impegno politico, della democrazia partecipativa, delle
decisioni assembleari e dell'autogestione. Noi pensiamo che questi
valori, assieme alla lotta contro tutte le ingiustizie e per la
cancellazione delle differenze sociali, siano alla base degli
insegnamenti che possiamo trarre dalla resistenza. Si tratta di valori,
di principi, che tutti i giorni noi cerchiamo di tradurre in dei
comportamenti coerenti perchè riteniamo che il 25 aprile non possa essere
ridotto ad una passeggiata da fare una volta l'anno sui sentieri della
Calvana, ma debba essere il giorno di una memoria che con il passare del
tempo diventa sempre più viva e nitida. Su questo versante, però, negli
ultimi anni si è registrato un preoccupante arretramento da parte di
alcune delle forze politiche che nel loro dna dovrebbero avere la difesa
della resistenza. Questo arretramento è cominciato con l'equiparazione
tra partigiani e repubblichini, teorizzata da parte di alcuni personaggi
politici piuttosto noti, ed è poi proseguita con una crescente presenza
su tutto il territorio nazionale di forze politiche e di azioni politiche
che si richiamavano e si richiamano direttamente al fascismo. Basta
pensare alle uccisioni di Dax (Davide Cesare), di Renato Biagetti, di
Federico Adrovandi, di Marcello Lonzi, di Rumesh e di Carlo Giuliani, e
rimanendo confinati nelle nostre località, basta pensare alle crescenti
scritte inneggianti il fascismo,così come alla presenza della fiamma
tricolore a Campi Bisenzio in piazza Matteotti durante la scorsa campagna
elettorale.
L'antidoto a questo arretramento antifascista e a questa crescente
presenza di azioni e di forze politiche fasciste è quello di ribadire
tutte le volte che è possibile, attraverso le iniziative più svariate che
durante la resistenza c'era chi stava dalla parte giusta e lottava per la
democrazia e la libertà, e questi erano i partigiani, e c'era che stava
dalla parte sbagliata e ha portato il paese in guerra, ha ordinato le
leggi raziali, la repressione politica, i campi di concentramento e
questi ultimi erano i fascisti.
Il 25 aprile è il giorno della memoria, una memoria che per essere
corrispondente alla realtà deve essere attuale, deve, cioè, essere
esercitata per impedire che nel presente e nel futuro possano ripetersi
le tragedie e gli errori che sono stati commessi in passato. A questo
proposito come facciamo a non notare che lo stato avrebbe dovuto trarre i
maggiori insegnamenti dalla tragedia dell'olocausto, mi riferisco allo
stato di Israele, proprio perchè quella tragedia toccava principalmente
il suo popolo, oggi adotti delle misure repressive nei confronti dei
palestinesi che, seppur in scala minore, ricordano quella tragedia.
Faccio riferimento ai rastrellamenti indiscriminati che hanno portato e
portano migliaia di palestinesi in carcere senza un processo, mi
riferisco alle uccisioni preventive che molto spesso coinvolgono presunti
terroristi e vittime innocenti, mi riferisco alla Striscia di Gaza, che
molti osservatori hanno affermato che si avvicini molto ad un campo di
concentramento. E non mi si può dire che dall'altra parte ci sono delle
organizzazioni terroristiche, perchè uno stato, che è l'ente razionale
per eccellenza, non può agire come un'organizzazione terroristica. Però
noi tutti i giorni abbiamo sotto gli occhi degli stati che compiono degli
atti terroristici. Basta pensare allo Stato turco nei confronti dei
curdi, agli Stati Uniti nei confronti delle popolazioni civili afgane e
irachene, allo stato russo nei confronti dei ceceni, ecc... Ma anche
l'Italia sembra essere un paese senza memoria perchè più volte ha
interpretato in maniera distorta l'articolo 11 della costituzione, quello
che esclude la possibilità che il nostro paese possa prendere parte ad
una guerra e che i nostri padri costituenti vollero fortemente per non
ripetere gli errori e le tragedie del passato. Ecco, a questo proposito,
13 compagni sono stati condannati a 7 anni di carcere per aver preso
parte ad una manifestazione contro la guerra in kossovo che fu
ingiustificatamente caricata dalle forze dell'ordine. Nei confronti di
questi compagni che come unica colpa hanno quella di attenersi
scrupolosamente alla nostra costituzione, noi esprimiamo la nostra più
forte solidarietà.
Una solidarietà che una memoria ancorata al presente deve saper
esprimere ai nuovi soggetti deboli della società: i lavoratori dipendenti
e i migranti. Entrambi questi soggetti sono vittime della globalizzazione
dei mercati perchè i lavoratori dipendenti sono costretti a sopravvivere
con un lavoro che quasi sempre risulta essere precario e quasi mai
consente di arrivare alla fine del mese, mentre i migranti scappano da
situazioni di miseria estrema e di guerra verso dei paesi che la
televisione descrive come ricchi di opportunità. Per un barbaro gioco del
destino, molto spesso i primi ritengono i secondi responsabili del
peggioramento delle loro condizioni di vita, si abbandonano a delle
simpatie politiche razziste e xenofobe e danno vita ad una disastrosa
guerra tra poveri. Nella realtà non c'è nessuna giustificazione
scientifica al martellamento mediatico contro gli extracomunitari perchè
a livello statistico negli ultimi 30 anni gli omicidi sono in costante
diminuzione, mentre i tre quarti degli stupri e delle violenze vengono
commessi all'interno del nucleo familiare. E noi come facciamo a
ribaltare tutti questi stereotipi? Semplicemente ribadendo che il
razzismo è l'arma principale che hanno in mano i capitalisti per spiegare
che nella nostra società moderna la contraddizione principale non è
quella di classe, ma quella raziale. Secondo costoro, infatti, un
lavoratore bianco avrebbe più cose in comune con un capitalista bianco
piuttosto che con un lavoratore nero, rumeno oppure albanese. La teoria è
sempre la stessa: la classe dominante cerca di dividere le classi
subalterne per perpetuare i soliti privilegi.
I compagni e le compagne del Cantiere Sociale
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